Il Virus West Nile che sta preoccupando due regioni del Nord: Cos’è e come Curarlo

Negli ultimi giorni il virus West Nile sta mettendo in ginocchio il Veneto e l’Emilia Romagna.  Ma cos’è precisamente? Quali sono i rischi che quest’ultimo può provocare?

Nelle due regioni del Nord Italia si sono verificati oltre 52 casi, di cui due terribili, con decesso. Le vittime entrambi oltre la settantina d’anni, uno di Verona e l’altro di Ferrara.

Da dove proviene il noto virus West Nile e come è possibile prenderlo?

Il West Nile avviene tramite una puntura da parte delle zanzare facenti parte del gruppo o meglio definirla famiglia Culex. Una tipologia di insetti pestiferi che si trovano prevalentemente nei posti umidi.

La puntura di questi insetti può rivelarsi fatale, ciò avviene a causa del veleno che iniettano sulla pelle e sulla parte lesa. Il virus è diffuso e proviene prevalentemente da: Asia occidentale, Europa, Africa, America e Australia.

Come annunciato precedentemente, la trasmissione dell’infezione avviene principalmente a causa di una puntura delle zanzare Culex. West Nile può contagiare non solo gli esseri umani, ma anche i mammiferi, cani, gatti e cavalli.

Quanto dura il periodo di incubazione e che rischi di trasmissione si corrono

Fortunatamente nonostante la vittima colpita dal West Nile si trovi con la  febbre, tale contagio non può avvenire in alcun modo con altri esseri umani.

Il periodo di incubazione può comprendere un periodo che va da un paio di giorni fino a due settimane circa, per le persone con un sistema immunitario poco sicuro, i giorni possono allungarsi fino ad un massimo di 21.

Sintomi che può provocare il West Nile

Ad oggi i casi registrati sono ben 52, di cui: 10 in Veneto e 6 in Emilia Romagna, quest’ultimi tra i più gravi per cause neuro invasive che hanno portato alla morte.

Altri 22 casi di febbre (10 in Emilia Romagna e 12 in Veneto) e ulteriori 14 casi per chi è stato donatore di sangue (11 in Emilia Romagna e 3 in Veneto).

Dai test e le analisi effettuate nei laboratori specializzati, gli esperti e la sanità afferma che la maggior parte delle volte il virus West Nile non presenta alcun sintomo.

In altri invece, si possono presentare casi di:

  • Febbre medio-alta;
  • Pesantezza o mal di testa;
  • Nausea;
  • Vomito;
  • Ingrossamento di linfonodi;
  • Sfoghi sulle parti cutanee;

Ognuno di esso varia e si verifica in base all’età di un individuo.

Per esempio nei più piccoli si può verificare una leggera febbre, nei giovani (dall’età adolescenziale e adulti compresi) oltre la febbre più alta, ci sono in cui gli occhi si arrossano, avvengono dolori ai muscoli e mal di testa.

Le situazioni e i casi più gravi si verificano nelle persone anziane. I sintomi infatti possono essere decisamente più preoccupanti: disorientamento, disturbo alla vista, convulsioni, forti tremori fino ad arrivare al coma e un caso su mille può comprendere l’encefalo che causa la morte.

Come prevenire il virus West Nile

La sanità ad oggi non ha soluzioni sulla prevenzione del virus West Nile. Non esiste alcun vaccino o terapia specialistica che aiuta ad abolire tale malattia infettiva.

L’unico metodo naturale è quello di allontanare le zanzare con insetticidi idonei ed evitarne il più possibile l’esposizione.

Ragno Violino in Italia: Ecco Come Difendersi e Cosa Fare in Caso di Puntura

Negli ultimi giorni in Italia si sono diffusi casi di morsi del ragno violino. Ma da dove arrivano questi artropodi? Qual è la soluzione nel caso in cui si beccasse la sua puntura?

Fortunatamente (salvo eccezioni o malattie rare) il ragno violino non provocherebbe la morte. Piuttosto il suo morso potrebbe generare infezioni provocando febbre alta e gonfiore sulla parte lesa.

Quali danni causa Loxosceles?

Loxosceles (comunemente conosciuto come ragno violino) di sua natura è innocuo. Non è aggressivo, anzi è piuttosto timido.

Nei casi in cui Loxosceles tende a mordere, lo fa per auto-difesa. Potrebbe succedere qualora venisse schiacciato, nel momento in cui sentisse una determinata pressione o qualsiasi altro momento in cui si sente aggredito.

Da dove arrivano questi artropodi? Come difendersi e prevenire il morso

Se vi trovaste nei vostri appartamenti, la soluzione per prevenire il morso del ragno violino è quella di sigillare le fessure e i possibili spiragli da cui potrebbe sbucare.

La cosa più importante da sapere è che il suo morso non può avvenire attraverso gli abiti, perciò qualora ci sia un eventuale avvistamento dell’animale, è bene indossare guantoni e non scoprire le parti del corpo.

Ragno violino in casa: come liberarsene? Disinfestazione non sempre obbligatoria

Per far si che questo ragno pericoloso non risieda nei vostri appartamenti (qualora già sia entrato), le soluzioni variano a secondo dei vari casi:

  •  Luogo buio (cantine, scantinati, camerini etc): data l’enorme difficoltà e le sue piccole dimensioni, trovarlo in questi posti è veramente difficile. Per questo occorre la disinfezione mediante un metodo chiamato gassificazione con piretroidi.
  • Appartamenti non troppo grandi: per ovviare alla disinfestazione, un metodo efficace per uccidere il ragno è spruzzare su di esso il piretroide, o in alternativa introdurne un po’ sulle fessure di casa.
  • Giardino: trovare il cosiddetto Loxosceles in questi spazi aperti non è semplice. A tal proposito è consigliabile fare affidamento ad una impresa di disinfestazione.

Come riconoscere Loxosceles

Forse quasi nessuno sa, che è possibile riconoscere il ragno violino attraverso una serie di fattori a cui porre attenzione:

  • Il suo corpo è tinta unica e il colore somiglia a un giallino-marroncino;
  • Al centro del corpo ha un segno di color scuro;
  • A differenza degli altri, Loxosceles è l’unico ragno ad avere 6 occhi;
  • La sua peluria è fine e non detiene spine sulle sue zampe;
  • Le sue dimensioni sono molto ridotte;
  • Le sue ragnatele sono molto appiccicose, molli e non le deposita mai sugli alberi o muri;

Per evitare qualsiasi forma di contatto con Loxosceles, si consiglia di verificare la sua eventuale presenza:

  • Nelle scarpe;
  • Nei luoghi bui;
  • Negli oggetti in cui non vi è luce;
  • Sotto le coperte;
  • Negli scatoloni;

Questi sono i posti in cui il più delle volte, si potrebbe avere a che fare con il ragno violino.

Inoltre questa tipologia di artropoda preferisce uscire allo scoperto durante le ore notturne. Motivo per cui è difficile individuarlo alla luce del giorno o in posti in cui la visibilità è ben chiara.

Acido folico in gravidanza: una vitamina preziosa

Assumere acido folico in gravidanza è fondamentale per la corretta formazione del feto. In seguito daremo maggiori informazioni sull’argomento in questione.

L’acido folico è una vitamina del gruppo B necessaria per la formazione dei globuli rossi, dei globuli bianchi, per il corretto funzionamento del fegato e del sistema nervoso. Per prevenire i difetti del tubo neurale nel feto, è particolarmente importante assumerlo già prima del test positivo. Questo perché malformazioni del genere, hanno origine durante le prime 4 settimane di gravidanza.

Quando iniziare l’acido folico in gravidanza?
Come già detto, in gravidanza l’acido folico non deve mai mancare. Ma quando bisogna assumerlo? Il periodo ideale per questa integrazione farmacologica è di almeno due mesi prima l’inizio della gestazione, fino alla dodicesima settimana. Il tubo neurale è la parte dell’embrione da cui si formano il cervello e il midollo spinale e inizia a formarsi durante il primo mese di gravidanza.

Perchè è importante assumere l’acido folico?
Se durante le divisioni cellulari si verifica un qualsiasi tipo di anomalia, i rischi possono essere piuttosto gravi. In maggioranza, questi possono riguardare difetti nel cervello e nel midollo spinale. Le due anomalie più frequenti legate alla carenza di acido folico in gravidanza sono la spina bifida e l’anencefalia. Altri difetti congeniti possono essere il labbro leporino, la palatoschisi e alcuni problemi cardiaci.

Qual’è il corretto dosaggio di acido folico?
A tutte le donne che cercano di rimanere incinte si raccomanda un supplemento vitaminico pari a 400 mcg al giorno di acido folico. La dieta dovrebbe includere tutti quegli alimenti ricchi di folati ad esempio la frutta preferibilmente banane e meloni, la verdura da prediligere spinaci e broccoli, i legumi e gli agrumi. Per quanto riguarda la modalità di assunzione di acido folico in gravidanza, preferire il mattino a stomaco vuoto, così da favorire il suo corretto assorbimento.

Colposcopia: cos’è e come si esegue?

Cos’è una colposcopia? Come avviene l’esame? E’ doloroso? In seguito rispondiamo alle domande più frequenti sul test impiegato per il cancro del collo dell’utero.

L’esame consiste in un’attenta esplorazione del collo dell’utero attraverso uno strumento chiamato colposcopio. Se il medico riscontra la presenza di nuclei sospetti, potrebbe essere necessaria la biopsia del tessuto cervicale. La procedura dura qualche minuto e non è dolorosa.

Cos’è una colposcopia?

La colposcopia è un tipo di test utile a rilevare il cancro cervicale o altre malattie a carico dell’apparato genitale femminile. Il più delle volte viene effettuato a seguito di un pap test che ha riscontrato la presenza di cellule anomale o potenzialmente anomale nel collo dell’utero. Mediante questo test il medico ottiene un’ampia visuale della cervice e se riscontra alterazioni, può procedere all’asportazione di un campione di tessuto cervicale da analizzare con biopsia.

Come si fa la colposcopia?

La colposcopia è una prestazione ambulatoriale svolta da un ginecologo. Durante l’esame il medico inserisce lo speculum vaginale e separa le pareti in modo che il collo dell’utero possa essere esplorato bene. Successivamente la cervice viene impregnata con una soluzione simile all’aceto in modo da facilitare l’osservazione delle cellule anormali. A questo punto i nuclei vengono analizzati con il colposcopio, uno strumento simile ad un binocolo e dotato di una fonte di luce. Se il medico nota alterazioni rimuove un piccolo campione di tessuto e lo invia ad un laboratorio per la biopsia. La durata della colposcopia è molto breve, in genere richiede solo 5-10 minuti.

La colposcopia è dolorosa?

In realtà si tratta di un esame sicuro e indolore. Il paziente potrebbe sentire una certa pressione quando lo speculum è inserito, ma nulla di eccessivamente insopportabile. Si potrebbe provare un po di disagio nel caso in cui si proceda con l’asportazione di un campione cervicale. La maggior parte dei pazienti lo descrivono come una puntura affilata o un qualcosa di simile ai dolori mestruali. Inoltre, si potrebbe avere qualche perdita vaginale scura alcuni giorni dopo l’asportazione.

Come prepararsi alla colposcopia?

La colposcopia non richiede alcuna particolare preparazione da parte del paziente ma solo qualche indicazione da seguire per facilitare il processo. Nello specifico si consiglia di programmare l’esame lontano dal periodo mestruale. In questo modo sarà più semplice osservare la cervice. Inoltre è bene non utilizzare tamponi o farmaci per via vaginale nelle 48 ore prima dell’appuntamento medico.

Sangue nelle feci

Sangue nelle feci: le cause più frequenti
Trovare del sangue nelle feci è un episodio piuttosto frequente. A causarlo potrebbero essere le emorroidi, le ragadi o patologie più gravi come il tumore al retto. In seguito approfondiamo meglio l’argomento.

1. Le emorroidi
Le emorroidi sono più comuni nelle persone con stitichezza e insorgono a causa della dilatazione delle vene del plesso emorroidario. Oltre al sangue nelle feci, le emorroidi provocano sintomi poco piacevoli come intenso prurito, dolore durante la defecazione e gonfiore nella regione anale.

2. Le ragadi anali
Nonostante siano più rare delle emorroidi, anche le ragadi possono colpire la persona affetta da stipsi. Queste consistono in piccole ferite che si formano attorno all’ano e che possono sanguinare al momento della defecazione. Altri sintomi che possono insorgere con le ragadi sono dolore e prurito in sede anale.

4. Diverticolite
Questa patologia è più comune dopo i 40 anni e si verifica a causa di un’infiammazione ai diverticoli che sono piccole pieghe della parete intestinale. Oltre al sangue nelle feci la diverticolite può provocare crampi al basso ventre, nausea, vomito e persino febbre.

5. La malattia di Crohn
La malattia di Crohn è un problema grave e cronico. Si tratta di un’intensa infiammazione intestinale causata dalla debolezza del sistema immunitario. Spesso v’è un periodo senza “sentori” che può durare anche anni. Quando appaiono, i sintomi possono essere molteplici, come diarrea costante, mancanza di appetito, perdita di peso, forti crampi addominali e sangue nelle feci.

6. Tumore al colon
In rari casi la perdita di sangue può essere un segno del tumore al retto. Solitamente, a questo episodio si accostano altri importanti sintomi come episodi di stitichezza alternati a diarrea, anemia e dispnea.

Quando rivolersi al medico:
Indipendentemente dalla causa, è importante consultare un medico quando:
• V’è sangue nelle feci da più di 1 settimana;
• La quantità di sangue aumenta nel tempo;
• Si presentano altri sintomi come un forte dolore alla pancia, febbre, stanchezza ricorrente o perdita di appetito.

Quali sono i principali danni dell’alcol?

Se consumato con moderazione, l’alcol può essere goduto senza conseguenze importanti. Ma cosa succede quando si passa da un bicchiere a una bottiglia? Quali sono i danni provocati dall’alcol nel nostro organismo?

I bevitori presentano un rischio di morte maggiore rispetto agli astemi. Dire basta all’alcol è una delle sfide più ardue da affrontare ma è anche la scelta più coraggiosa che ogni uomo dovrebbe fare: smettere potrebbe salvare la vita. Cardiomiopatia, depressione, malattie epatiche, pancreatite, diabete e caduta dei capelli, sono solo alcuni dei rischi legati all’abuso di alcol.

Gli effetti dell’alcol sul sistema cardiovascolare
Grazie alle sue proprietà antiossidanti, gli esperti consigliano di consumare un bicchiere di vino al giorno per evitare le malattie a carico del cuore. Ma quando l’uso moderato diventa un abuso tutto cambia. Nel corso del tempo, i danni dell’alcol sul cuore sono drammatici. Basti pensare che l’etanolo indebolisce il muscolo cardiaco determinando un flusso sanguigno irregolare. I bevitori assidui di alcol spesso soffrono di una condizione nota come “cardiomiopatia”. Si tratta di una malattia che compromette il tono muscolare del cuore influenzando la sua capacità di pompare il sangue al resto del corpo. Le conseguenze sono: respiro corto, aritmia, stanchezza e tosse persistente. Oltre a ciò, ricordiamo che l’alcol aumenta il rischio di ipertensione e infarto cardiaco.

Gli effetti dell’alcol sul cervello
Al di là del sentimento iniziale di euforia, i danni dell’alcol sul cervello possono essere molto dannosi. Rallentando la ripartizione delle informazioni tra i neurotrasmettitori, l’etanolo presente nelle bevande alcoliche può intaccare diverse aree del cervello. Tipici danni dell’alcol a lungo termine sono ad esempio la depressione, gli stati d’ansia, le allucinazioni e le convulsioni. Inoltre, l’alcolismo combinato con una dieta povera può scatenare la sindrome di Wernicke-Korsakoff, una forma di disturbo psicologico caratterizzato da perdita di memoria, deliri, perdita di coordinazione muscolare e incapacità di consolidare nuove memorie. Gli studi scientifici non escludono una possibile connessione tra alcol e ischemia cerebrale.

Gli effetti dell’alcol sul fegato
Veniamo ora al danni dell’alcol sul fegato, un organo essenziale per il corretto funzionamento di specifiche funzioni quali la digestione del cibo, l’assorbimento dei nutrienti, il controllo delle infezioni e il rilascio di tossine. Compromettere uno di questi passaggi potrebbe essere letale. Secondo alcuni studi scientifici, la metà dei decessi dovuti a cause epatiche sono legati all’alcolismo e inoltre, un terzo dei trapianti di fegato è il risultato di malattie legate al consumo di alcol.

Gli effetti dell’alcol sul pancreas
Eccedere con le quantità di alcol è nocivo anche per il pancreas. I danni dell’alcol su questo organo riguardano in particolare la pancreatite acuta, ovvero l’infiammazione a carico del pancreas che può portare al diabete e persino alla morte. I sintomi della pancreatite includono dolori addominali, nausee, vomito, aumento della frequenza cardiaca, diarrea e febbre.

Gli effetti dell’alcol sui reni
Dal fegato l’alcol passa ai reni provocando un potente effetto diuretico. Ma questi organi da soli non sono in grado di compiere il loro lavoro, cioè di regolare il flusso e la composizione dei fluidi corporei, compresa la distribuzione degli ioni di sodio, del potassio e del cloruro. Come risultato si avranno reni appesantiti e nel peggiore dei casi, il rischio è di insufficienza renale.

Gli effetti dell’alcol sui polmoni



Uno degli effetti più dannosi dell’alcool sui polmoni è che genera una mancanza da glutatione, un antiossidante importantissimo. Col passare del tempo questa carenza indebolisce i polmoni e facilita la comparsa di malattie come la polmonite, la bronchite e broncopolmonite. Alcune ricerche hanno inoltre dimostrato che l’abuso di alcol promuove il manifestarsi della sindrome respiratoria acuta grave (SARS), una malattia virale che può causare la morte.

Gli effetti dell’alcol sulla pelle
Infine vediamo quali sono i danni dell’alcol sulla pelle. In primo luogo, ricordiamo che l’etanolo produce un deficit di vitamina A, con conseguente lassità cutanea, comparsa di rughe e invecchiamento precoce della pelle. La ritenzione di liquidi generata da alcune bevande alcoliche favorisce la comparsa di vene varicose e la dilatazione dei vasi sanguigni. Altre conseguenze sono l’aggravamento di alcune malattie della pelle come l’acne, la rosacea, la dermatite, l’orticaria e la psoriasi. Anche l’indebolimento e la caduta dei capelli trovano una connessione con l’eccesso di bevande alcoliche.

Ischemia midollare: facciamo un po di chiarezza

Che cos’è l’Ischemia Midollare

Seppur rara, la condizione che stiamo trattando merita un’attenzione “prioritaria” in quanto piuttosto pericolosa e debilitante. L’ischemia midollare è la conseguenza di un brusco calo della pressione sanguigna nel cervello in cui l’organo particolarmente coinvolto è appunto, il midollo. L’assenza di ossigeno ovviamente, causa al nostro corpo determinate conseguenze non di poco conto. In questo caso, si avrà una concentrazione di ossigeno talmente bassa o addirittura assente da portare il centro cardiaco e vasomotorio a risentirne pesantemente. A seguito di un’ischemia, in base alla gravità della situazione, il midollo potrebbe ridurre la sua funzionalità del 50%, o addirittura del 100%.

In linea di massima, è possibile elencare due tipi di ischemia midollare:

* Permanente: nel caso in cui l’afflusso sanguigno si protrae per troppo tempo, mettendo seriamente a rischio la funzionalità degli organi interni;

* Temporanea: ovvero, quando l’afflusso sanguigno si determina in un tempo preciso. In questo caso, le conseguenze sono considerate minori e i pazienti ristabiliranno quasi del tutto le loro funzionalità.

I Sintomi dell’Ischemia Midollare

I sintomi per riconoscere l’ischemia in questione si concentrano maggiormente sulla schiena. In particolare, nei primi minuti dell’ischemia midollare, possiamo avvertire una sorta di impedimento muscolare nella zona lombare seguito da debolezza flaccida. Il dolore alla schiena potrebbe essere lancinante e paralizzante per il soggetto. La sintomatologia prevede anche la comparsa di ipostenia flaccida segmentaria bilaterale. Inoltre, si aggiunge un notevole calo della sensibilità, compresa la capacità di sentire il caldo e il freddo. È bene ricordare che le ischemie non colpiscono tutti allo stesso modo e che dunque le avvisaglie, possono variare sensibilmente da paziente a paziente.

Le cause scatenanti dell’Ischemia Midollare

In poche parole, l’ischemia midollare è la conseguenza della restrizione o dell’ostruzione di un determinato vaso sanguigno. Questa problematica può presentarsi a seguito di diversi fattori, che in seguito, andremo ad elencare:

* Presenza di tumori;

* Una pressione muscolare particolarmente intensa che porta alla compressione dei vasi sanguigni;

* Cardiopatie ed arteriosclerosi;

* Processi in corso di infiammazione o degenerativi dell’organismo;

* Il fumo;

* Tromboembolie.

Inoltre, vale la pena ricordare che si registra una maggiore percentuale di ischemie midollari nei soggetti diabetici. Anche i soggetti epilettici vengono considerati normalmente più a rischio rispetto ad altri (tuttavia, non è un dato certo al 100%).

Il trattamento dell’Ischemia Midollare

Subito dopo un’ischemia, è molto importante che il paziente possa recuperare le funzioni vitali maggiori, ovvero quelle cardiocircolatorie e neurologiche, dopodiché, si passerà alla terapia motoria per recuperare l’utilizzo delle gambe. In linea di massima, la maggior parte dei pazienti riesce nuovamente a camminare. Ciononostante dopo la riabilitazione, il 50% dei soggetti lamentano di avvertire ancora dolore alle gambe, sebbene possano effettivamente svolgere una normale attività fisica. Se la sofferenza del paziente è acuta, si consiglia una terapia a base di anti dolorifici.